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SARDEGNA ROSSOBLU

L'identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e promuovere.

A Cagliari e Nuoro mostra sul film Banditi a Orgosolo

Immagini e fotogrammi dell'opera di sessant'anni fa

26/05/2021 10:53
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Da oggi a Cagliari alla Fondazione di Sardegna e dal 9 luglio al museo del costume la mostra fotografica "Abissi di silenzio. Immagini dal film Banditi a Orgosolo, Vittorio De Seta, 1961".
L'occasione è il sessantesimo anniversario dell'opera cinematografica premiata anche a Venezia. Ma c'è anche la ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa del regista.
    L'esposizione è a cura di Antioco Floris e Antonello Zanda. La mostra, prodotta dalla Società Umanitaria-Cineteca Sarda a partire da un progetto di ricerca condotto dal Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell'Università di Cagliari e promossa in collaborazione con l'Istituto Superiore Regionale Etnografico e la Fondazione di Sardegna, può essere visitata a Cagliari alla Fondazione di Sardegna in via San Salvatore da Horta, dal 26 maggio al 30 giugno (lun-sab 10:00-19:00) e a Nuoro al Museo del costume in via Mereu dal 9 luglio al 15 agosto. L'ingresso è libero.
    "Banditi a Orgosolo - sottolinea a riguardo il direttore della Cineteca Sarda, Antonello Zanda - è uno dei film più importanti della storia cinematografica della Sardegna e la mostra Abissi di silenzio sottolinea il fatto che per la Cineteca Sarda e per chi lavora oggi nel mondo del cinema, il capolavoro di De Seta è un pilastro ineludibile, in quanto segna un punto fermo nella rappresentazione culturale della nostra isola e della nostra storia".
    L'esposizione raccoglie una selezione di immagini del film, fotogrammi e foto di scena, rappresentative dello stile di Vittorio De Seta. "Del film è sempre stata particolarmente apprezzata la fotografia molto curata - dichiara Antioco Floris, curatore della mostra - tanto che i singoli fotogrammi sembra possano avere una vita autonoma. Per questo motivo è sembrato naturale presentarli in un percorso espositivo che potesse dare un senso ulteriore al racconto della Barbagia fatto da De Seta".